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Corriere dello Sport – Mario Rui, leader per acclamazione

Giù la cresta. avrà voluto spiegargli (ma anche la barba era folta) in quell’istante che è stato decisivo: senza timore, indispettito da un fallo evitabile, Mario Rui corre da Vidal, lo sfida senza timore, occhi negli occhi, per un testa a testa – ma in tutti i sensi – che ha esaltato la folla. Era l’alba del novantesimo, mancavano pochi secondi al recupero, sono stati attimi intensi. Il San Paolo s’è scaldato e il portoghese l’ha trascinato, ma inconsapevolmente, dopo aver pretesto spiegazioni dal cileno. Giallo per lui, doppio per l’altro. Quindi il rosso.

DA BATTAGLIA. Verrà ricordata soprattutto per questo episodio la sua partita, ma ce ne sono stati 89 e poi altri 5, di minuti, in cui Mario Rui ha confermato un sospetto: nelle grandi notti, quando qualcuno scompare, lui si esalta. Sembra adorarle. Non trema mai. C’è sempre. Non è una questione di qualità, non solo, ma di carattere, cuore e orgoglio. Peccato ci sia stato un errore, uno solo, e sia stato fatale. Ma sul gol di Griezmann le responsabilità sono di molti, non solo sue, e comunque i tifosi l’hanno già perdonato.

GUERRIERO. Che grinta, Mario Rui, un ribelle dei pronostici tra i migliori col Barcellona. Ha giocato una grande partita martedì sera: non era facile contro Messi e i suoi alleati, eppure ha trionfato in diversi duelli, ha spesso anticipato i suoi avversari, s’è messo a sfidare Vidal e aveva concesso poco già al Diez. Non solo: quando ha potuto s’è anche proposto con personalità, costringendo gli altri ad inseguirlo. Non è la prima volta che in Europa il portoghese offre prestazioni simili. Era successo già col Liverpool, ancora al San Paolo, altra notte magica per far ricredere i tifosi.

GIUDIZI. Non è mai stato troppo amato, Mario Rui, dalla sua gente. Uno strano paradosso. Ha subito critiche (molte via social), spesso anche ingiuste, per questo in estate sembrava prossimo all’addio. C’erano squadre interessate e il futuro era ormai segnato. Poi qualcosa è successo, una prima svolta – forse decisiva – c’è stata proprio a Dimaro: durante uno dei primi allenamenti, Mario Rui è stato acclamato dai tifosi. Ha ricevuto cori, applausi e sostegno. Si è emozionato ed è bastato quel pomeriggio, che non è rimasto isolato, per convincersi del fatto che Napoli non fosse davvero un capitolo ormai chiuso. È stato facile ricominciare insieme.

TITOLARE. Nel 2017 arrivò a Napoli con l’etichetta di “alternativa” di Ghoulam, in tre stagioni ha raccolto 85 presenze perché il suo collega, nel novembre dello stesso anno, rimediò un infortunio (e poi un altro ancora) dal quale non s’è mai del tutto ripreso. Così Mario Rui è diventato un titolare affidabile: prima del ko dell’algerino aveva raccolto appena 3′ col Cagliari, ne collezionò 30, di presenze, da novembre fino a maggio, poi s’è ripetuto con Ancelotti (42) e, ancora, con Gattuso, col quale ha giocato sempre (13) tranne una volta, in casa con la Fiorentina, perché squalificato. Domani, contro il Torino, potrebbe riposare, dato che nei prossimi giorni gli impegni saranno tanti. Nel caso, si ricaricherà per la prossima sfida.