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Di Lorenzo a Gazzetta: “Cancelo è il mio modello da seguire, sono cresciuto con il duro lavoro”

Il primo gol non si scorda mai. E vale una dedica per «Clarissa, la mia fidanzata. Stiamo insieme da un po’ e stiamo molto bene. Ma questo primo gol in A segnato al Cagliari (domenica sera) voglio dedicarlo anche alla mia famiglia, agli amici, a tutti quelli che mi sono vicini». La firma è di Giovanni Di Lorenzo, terzino rivelazione dell’Empoli e della serie A, dopo essere stato, nello scorso torneo, il terzino rivelazione della serie B sempre con la maglia numero 2 dei toscani, quella che per statuto veniva in passato assegnata al terzino destro. Di Lorenzo va e viene su e giù per la fascia. Ama attaccare, ma sta imparando a difendere. Anche Gigi Di Biagio se ne accorse, quando era ancora in età per l’Under 21, nel 2015. Giovanni non vuole smettere di imparare. Lo fa da quando aveva 17 anni, quando lasciò le bontà gastronomiche della sua Lucchesia («adoro la carne») e partì per Reggio Calabria. Un club di prestigio per cominciare la lunga gavetta che lo ha portato quest’anno in paradiso a Empoli dove lo ha condotto il fiuto del direttore sportivo Pietro Accardi, ben consigliato dai suoi osservatori. «L’esperienza al Sud mi è servita tanto. Mi sono formato il carattere e sono sempre stato bene. Anche a Matera dove ho proseguito la mia avventura dopo quella iniziale di Reggio Calabria».

Qualcuno ci scherza, qualcun altro azzarda: Di Lorenzo è il Cancelo italiano… Ma lei un punto di riferimento, un idolo, ce l’ha?

«Non ho proprio un idolo, ma nel campionato di oggi sicuramente Cancelo è un prezioso e importante punto di riferimento. È uno dei calciatori più forti. Sa attaccare e difendere allo stesso modo. È uno da guardare, uno da cui prendere spunto».

Lei come è cresciuto?

«Con la fiducia che mi hanno dato gli allenatori e i club che hanno creduto in me. E con la cultura del lavoro. Per arrivare non ci sono scorciatoie. Devi lavorare duro. Sia chiaro, io non ho ancora fatto nulla. Sono arrivato ora in serie A. La strada è dura e molto lunga».

Un diploma l’ha preso?

«Sì, certo. Sono ragioniere».

Come è esploso a Empoli?

«Sentendo la fiducia. Vivarini ha cominciato a farmi giocare, ma quando è arrivato Andreazzoli c’è stata una svolta importante (nella scorsa stagione, quella della promozione, 36 partite e un gol; ndr). Mi ha fatto crescere, mi ha dato tanto e non potrò mai smettere di ringraziarlo. Mi ha sempre dato e fatto sentire la sua fiducia».

Da quest’anno lei è in A. E se non fosse stato per quella squalifica scontata contro l’Inter non avrebbe saltato un minuto di campionato. Ne ha fatti 1710 in 19 gare. Ma Iachini, il nuovo tecnico che la apprezza tanto, punta molto sulla sua crescita difensiva. Finora ha recuperato 102 palloni, vinto 21 contrasti, effettuato 67 cross, verticalizzato 389 volte.

«Il tecnico ha ragione. Ognuno ha il suo metodo e Iachini lavora tanto sulla tattica e sull’aspetto difensivo. E in quella fase devo migliorare».

E l’Empoli per salvarsi che cosa deve fare?

«Deve continuare a lavorare dando continuità ai risultati. Bisogna crescere e ci vuole sempre un atteggiamento da squadra come nella partita di Cagliari».