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Donnarumma a Gazzetta: “Un’emozione giocare al Meazza. Se avessi dato retta a chi mi criticava, a quest’ora avrei smesso”

Per colpa d’Alfredo adesso i Donnarumma in Serie A sono diventati tre. Dopo i fratelli rossoneri Gigio e Antonio, ecco l’attaccante del Brescia. E domani pomeriggio al Meazza (ore 18) avverrà la fusione in Milan-Brescia. Una riunione condominiale di Donnarumma che però non hanno gradi di parentela in comune, perseguono obiettivi differenti e provengono da due comuni diversi (Castellammare di Stabia i fratelli, Torre Annunziata il bresciano).

A come Alfredo e A come…

«Attento Gigio! Se ti distrai, il tempo di uno sbadiglio… (sorride, ndr). Se sono arrivato a giocare contro di lui, qualcosa di buono ho fatto».

Ha esordito in A e subito ha segnato a Cagliari; domani esordirà al Meazza: ci pensa?

«Poco, altrimenti arrivo troppo carico. Sarà un’emozione che farò fatica a descrivere anche dopo averla vissuta. La terrò per me. In quello stadio ci sono stato ma per vedere Inter e Milan da spettatore. A Cagliari avevo sognato un inizio bello (vittoria 1-0 grazie al suo rigore, ndr), ma non lo avrei scritto così tanto bene».

Presenti il Brescia a chi vi conosce meno…

«Siamo consapevoli dei nostri limiti, sappiamo di avere qualcosa in meno rispetto agli altri. Non siamo supponenti e dobbiamo sempre mettere qualcosa in più degli avversari. Il gruppo è cresciuto in un anno e come me ci sono tanti compagni che sono arrivati in A dopo tanta gavetta. Il nostro obiettivo è chiudere il cerchio alla fine dell’anno».

Trova un Corini diverso?

«È sempre il solito mister, attento e scrupoloso, prepara le partite in egual modo. Continua a ricordarci che dobbiamo essere ancora più attenti».

Lei l’anno scorso era arrivato a Brescia dopo la promozione in A con l’Empoli…

«Ero dispiaciuto, mi avevano tolto ciò che mi ero conquistato. Mi hanno voluto qui, li ringrazierò a vita, offrendomi la possibilità di rifarmi. Non vogliamo solo sognare, ma dare continuità ai sacrifici».

Dal settore giovanile del Catania agli spogliatoi del Meazza: cosa prova?

«Orgoglio. Si riesce ad arrivare anche quando qualcuno rema contro».

In che senso?

«Se avessi dato retta a chi mi criticava, a quest’ora avrei smesso e chissà cosa farei. Più mi dicevano che non sarei mai arrivato, più mi rafforzavo. Non devono essere gli altri a porti dei limiti, ma capire tu dove puoi arrivare. E lavorare».

A questo punto pensa anche alla Nazionale?

«Adesso è un sogno, è prematuro. Penso solo a fare bene con il Brescia. Se la squadra fa bene e io segno, allora…».

Come si è inserito Balotelli?

«Nel modo giusto, con l’umiltà e il sorriso. Piace a tutti e sono d’accordo con Corini quando dice che Mario non solo ci aiuterà con la sua classe, ma ci aiuterà anche ad alzare l’asticella di ciascuno di noi».

Il momento più difficile?

«Avevo 16 anni e per un problema di crescita della cartilagine di un ginocchio sono stato operato. Il Professor Mariani mi disse: “Io faccio il 30%, il Signore il restante 70%”. Sono tornato 7 mesi dopo a fine stagione con gli Allievi Nazionali: 6 gol in 6 partite. Più mi buttano a terra e più mi rialzo».

Cos’è Torre Annunziata?

«Casa mia, amo la mia terra. Sono fiero di provenire da lì».

Un suo difetto?

«Sono permaloso».

Che maglia conserverebbe?

«Quella di Totti, ho pianto il giorno del suo ritiro. Pensare che facevo il raccattapalle a Catania quando giocava».

È mai stato un ribelle?

«No, ho avuto sempre la testa sulle spalle. Non volevo deludere papà».