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La leggendaria tripletta di Sebastiano Esposito, che si dimenticò di essere umano

Dalla notte di Ravenna sono passati già quattro anni: la partita perfetta dell’attaccante perfetto

A quattro anno di distanza se ne parla ancora. Chi era presente a Ravenna la descrive come la serata perfetta dell’attaccante perfetto: come vedere Lebron James schiacciare allo Staples Center, come ammirare Valentino Rossi sui saliscendi del Mugello, come godersi in prima fila Michael Schumacher all’Eau Rouge di Spa. Per altri è stata la tripletta del secolo, uno di quei momenti che, se vissuti in prima persona, possono segnarti per sempre. Alcuni si chiedono ancora oggi come sia stato possibile, ma rispondere non è poi così complesso: Sebastiano Esposito, per gli amici Seba, nato a Castellammare di Stabia il 2 luglio 2002, di professione calciatore, si è dimenticato di essere umano. In quella serata di Ravenna è stato un extraterrestre, un mago, un illusionista: in 90 minuti ha scritto una pagina indelebile della storia dell’Inter, ma pian piano il calcio italiano si sta rendendo conto che quanto fatto in quella partita, la partita, difficilmente potrà essere rivisto su un campo di calcio.

FIRME
20 giugno 2019: non è una data, è la data. Inter-Roma: non è stata una partita, è stata la partita. Finale Scudetto Under 17: non è stata una finale, è stata la finale. Subito al sodo: i nerazzurri strapazzano la Roma e Seba Esposito diventa leggenda. Tre sigilli, tre gioielli, tre capolavori. Il primo dopo 44 minuti: Bonfanti calcia, Boer para, Seba la butta dentro. Il secondo a metà ripresa: prima ci prova Gnonto, poi Cester, ma alla fine segna sempre lui. Il terzo dopo meno di 180 secondi, la ciliegina sulla torta: un rigore, splendido, realizzato con un cucchiaio. Genio? Sì. Follia? Pure. Coraggio? Sissignore.

Sarà ricordato come lo Scudetto dei record, l’ottavo e finora ultimo dell’Inter a livello di Under 17. Sarà ricordato anche come il trionfo dei classe 2002, la generazione d’oro della sponda nerazzurra del Naviglio: da Seba a Gnonto, passando per Oristanio, Moretti, Squizzato, Mirarchi, Bonfanti, Cortinovis, Pirola e Stankovic. Sarò poi ricordato per i gol di Esposito, 27 prima della nottata del Benelli di Ravenna e 30 al triplice fischio di Giaccaglia di Jesi. Sì, 30: ben 7 in Primavera giocando due anni sotto età, 16 in campionato, 2 in semifinale, altrettanti in Supercoppa e tre proprio all’ultimo atto in Emilia Romagna. Come se oggi un classe 2006 riuscisse, nell’ordine: a vincere uno Scudetto da protagonista, segnando, facendo segnare e dando spettacolo; a ritagliarsi il proprio spazio in Primavera, collezionando minuti e soprattutto realizzando gol a valanga; a entrare già nel giro della prima squadra, tanto che passarono appena 127 giorni dalla notte del Benelli all’esordio in Serie A di Seba con la maglia nerazzurra (26 ottobre 2019, Inter-Parma). Anche se non fu l’esordio assoluto, visto che i primi minuti con la prima squadra risalivano a qualche mese prima, quando non aveva ancora 17 anni e Spalletti lo inserì negli ottavi di ritorno di Europa League contro l’Eintracht Francoforte. Il tutto a soli 17 anni e 113 giorni: serve altro?

AL TEMPO

Il Seba di quel periodo era un giocatore immenso, un esteta del calcio. Il suo tratto distintivo era la magia, quella che ti ruba l’occhio e ti fa innamorare. Seba era proprio così: lo vedevi e non potevi più farne a meno, in più faceva gol in ogni modo e dava la sensazione di poter essere determinante in qualsiasi momento. Senza dubbio è stato uno dei giocatori più forti passati dal vivaio dell’Inter, ma probabilmente il discorso potrebbe essere ampliato a tutto il movimento calcistico della penisola. Perché sì, di giocatori come Seba in Italia non ne sono visti poi così tanti. Da dominare a livello di settore giovanile a confermarsi a livello professionistico ce ne passa, tanto che gli esempi non mancano e in parte anche la sua storia insegna, ma è anche vero che la carta d’identità è ancora dalla sua parte – compirà 21 anni a luglio – e le carte in regola per vederlo giocare ad alti livelli ci sono tutte. Tuttavia, in qualsiasi modo la si voglia guardare, le gesta del Benelli di Ravenna resteranno una tappa fondamentale del suo percorso, un primo punto di arrivo in una scalata che lo ha portato fino al primo gol in Serie A con la maglia dell’Inter. E se è evidente che lui la tripletta alla Roma difficilmente la dimenticherà, non è da meno l’impatto che ha avuto, che ha tuttora e che avrà sulle future generazioni.

FONTE: sprintesport.it