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L’ex D.S. dell’Avellino è stato il primo a credere nelle qualità di Parisi: “Giocava gratis e non aveva paura di niente. L’Italia? Meritata”

L’ex direttore sportivo dell’Avellino è stato il primo a credere nelle qualità dell’allora diciassettenne, appena scartato dal Benevento: “Firmò in bianco e correva più di tutti”

Timido timido dietro i genitori, occhi curiosi ma nessun fiato. Solo un “grazie” sussurrato a mezza bocca, perché a Fabiano Parisi hanno insegnato il valore della riconoscenza. Il viaggio nel pallone è iniziato all’una di notte in un albergo come tanti vicino Avellino, insieme alla famiglia, e oggi continua tra l’Empoli e la Nazionale, convocato da Mancini al posto di Toloi ed Emerson Palmieri per le sfide contro Albania e Austria.

Nel 2018 giocava in Serie D. “’Allora, che fai? Vieni da noi?’, gli dissi. E firmò”. Chi parla è Carlo Musa, 32 anni, ex direttore sportivo dell’Avellino tra il 2018 e il 2020. Uno dei primi a credere nelle qualità di quel diciassettenne scartato dal Benevento: “Lo conoscevo dai tempi della Vigor Perconti, quando mi dissero che era a caccia di una squadra lo chiamai subito”.

Si ricorda il primo incontro con lui?

“Eravamo in ritiro e lui si presentò con i genitori, Anna e Carmine, quest’ultimo scomparso un paio di anni fa. Aveva appena provato con l’Ercolano in Serie D, ma niente da fare, così scelse l’Avellino. Il bello è che per i primi mesi non ha percepito alcun rimborso, firmò in bianco”.

Quell’anno giocò 41 partite, la più bella?

“L’esordio con il Ladispoli. Fabiano era sfrontato, sicuro di sé. Si ritrovò di fronte un esterno più grande di lui e lo fece sfigurare. Il veterano sembrava lui, non l’altro. Di solito è raro trovare ragazzi che non si fanno mettere i piedi in testa, lui invece giocò a testa alta. Non gli importava nulla se l’avversario avesse giocato in Serie C o fosse un nome importante della categoria: gli bastava correre più degli altri con il pallone tra i piedi”.

Il bello è che prima giocava mezz’ala.

“Alla Vigor ha vinto un campionato Allievi Élite da centrocampista. Davanti c’era Ben Kone, oggi play del Frosinone capolista in B. Quel giorno segnò tre gol e Fabiano fu uno dei migliori. Ad Avellino era un Under, e di solito i giovani vengono sempre schierati sulle fasce. E infatti Fabiano giocò anche come ala”.

Uno dei primi a notarlo è stato Eziolino Capuano.

“Lui l’ha trasformato in un esterno a tutta fascia. Con Giovanni Bucaro invece, l’allenatore con cui abbiamo vinto il campionato di Serie D e la pole scudetto nel 2019, ha lavorato parecchio sulla fase difensiva”.

E lei che consigli gli ha dato?

“Di restare umile. Avevamo spesso colloqui individuali, dove gli raccomandavo di non montarsi la testa e di restare Fabiano, il ragazzo che si presentò in ritiro insieme ai genitori senza pretendere nulla”.

In che senso?

“Il calcio è pieno di sedicenni pronti a chiedere soldi dopo il primo gol. Lui no. Come detto, Parisi firmò in bianco e giocò gratis per diversi mesi, poi convinsi il presidente a dargli un rimborso. Il giorno della firma suo padre non parlò mai di soldi, ma disse al figlio di provare a vedere come sarebbe andata”.

Alla grande: promozione in C da titolare.

“Vinse anche un premio presenze. Aveva giocato più di tutti”.
Fabiano Parisi, esterno sinistro dell’Empoli Getty Images
Fabiano Parisi, esterno sinistro dell’Empoli Getty Images

E oggi è stato chiamato da Mancini.

“Non ho mai avuto dubbi. Mi viene in mente una trasferta a Lanusei, partita importante. Il presidente promise un premio in caso di vittoria. Fabiano non ci credeva, era entusiasta, andava continuamente dal team manager a chiedere se fosse vero o meno. Era felice, sta iniziando a guadagnare qualcosa con il suo sogno e non aveva intenzione di mollare”.

E infatti non l’ha fatto. Lo sente ancora?

“Certo. Gli ho fatto i complimenti per la Nazionale. Io sono un tipo riservato, non amo essere invadente o chiedere magliette, ma lui una volta mi ha spiazzato. Eravamo in ritiro vicino Empoli e mi è venuto a trovare. Lui è così, un buono cresciuto in un’ottima famiglia”.

Un altro ricordo a cui è affezionato?

“Il gol contro la Vibonese in Serie C. Saltò tre giocatori e poi calciò in porta, ma anche il pallonetto contro il Picerno. Al di là della tecnica, comunque, ha sempre vinto i duelli sulle seconde palle. Il gol segnato alla Cremonese lo rispecchia molto. Se c’è una palla alta, alla fine la prende lui”.

Insomma, è da Nazionale.

“Era solo questione di tempo. E di fiducia”.

FONTE: LaGazzettadelloSport