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Mattia Aramu si sblocca, il “mago” darà il massimo

Il numero 10 del Genoa ha ritrovato la condizione: «Amo giocare libero, la posizione me la vado a cercare in campo»

L’intervista Carlo Gravina «Ora sono pronto per fare vedere ai tifosi del Genoa il vero Aramu».

Il numero 10 rossoblù ha trovato la prima rete con il Genoa nella trasferta di Reggio Calabria dove il Grifone ha perso 2-1. Dopo un periodo di adattamento, condizionato anche dal non avere fatto il ritiro estivo, il “mago” Mattia Aramu ha sfruttato la pausa per trovare la migliore condizione e iniziare a far vedere le giocate che i tifosi rossoblù si aspettano. Aramu, contro la Reggina è arrivato il primo gol con il Genoa. Che però non è servito a fare punti.

«Cercavo il primo gol da quando sono arrivato e forse ho sbagliato un po’ a rincorrerlo perché avevo tanta voglia di sbloccarmi. È stata una liberazione, ma me lo sono goduto a metà per colpa della sconfitta».

Però ha avuto modo di far vedere anche ai tifosi del Genoa la sua esultanza con la mano destra sopra la testa e il dito rivolto in alto. Come mai festeggia i gol così?

«Era il mio primo anno a Venezia ed era un periodo in cui non segnavo. A casa venne a trovarmi il padrino di mio fratello e mi disse di provare a dormire con la testa rivolta verso Sud perché mi avrebbe portato bene. Effettivamente provai a farlo e subito dopo riuscii a sbloccarmi e mi venne di esultare con la mano destra sopra la testa e il dito rivolto a sinistra, come a dire che dovevo spostarla».

L’anno scorso ha disputato un’ottima stagione a Venezia in Serie A. In estate ha avuto molte offerte, anche dalla Serie A. Alla fine, però, ha scelto il Grifone: cosa l’ha convinta?

«Il progetto e il modo in cui mi ha cercato la società. E poi il Genoa ha una storia incredibile. Queste cose mi hanno convinto ad accettare subito».

A Genova ha trovato allenatore e una parte di compagni che lavoravano insieme dall’anno scorso. Qual è stato il suo impatto con il Genoa?

«Molto positivo, i compagni mi hanno fatto sentire subito come se fossi uno di loro. Di non positivo, però, c’era che non avevo fatto il ritiro con il Venezia e quando sono arrivato ero fuori condizione. Ci ho messo un po’ a rientrare e queste ultime due settimane mi son servite per lavorare duramente: ora spero di poter dimostrare realmente il mio valore perché ancora non sono riuscito a farlo».

Il Genoa è terzo, a 2 punti dalla promozione diretta. Dopo un avvio positivo, nelle ultime giornate il rendimento è stato al di sotto delle aspettative. Cosa è successo?

«Abbiamo sbagliato alcuni dettagli e così in casa abbiamo pareggiato e perso punti fondamentali al Ferraris. Contro la Reggina, invece, è stato un caso isolato».

Proprio al Ferraris, però, il Genoa sembra trovare le difficoltà maggiori a fare gol. È solo merito degli avversari che vi chiudono gli spazi?

«È un dato di fatto che le squadre quando giocano contro il Genoa si chiudono, per noi è difficile trovare gli spazi per andare in gol. Bisogna cercare soluzioni da fuori oppure aggirarli esternamente. Quando non siamo riusciti a sbloccare le partite in casa è perché forse ci siamo un po’ troppo adattati al modo di giocare dei nostri avversari. In queste due settimane, però, abbiamo lavorato anche sotto questo aspetto per trovare soluzioni offensive efficaci contro le squadre che si chiudono».

In carriera ha giocato spesso alto a destra nel tridente di un 4-3-3. Con Blessin gioca a destra nella linea a tre alle spalle dell’attaccante, anche se poi a partita in corso il mister le fa spesso cambiare posizione. Dove si trova meglio?

«Mi piace giocare libero, la posizione me la voglio cercare. Il ruolo cambia poco, con il sistema di gioco che utilizziamo ho la possibilità di andare a trovare gli spazi in base all’andamento del gioco. Se capisco che ho spazio sull’esterno vado lì, altrimenti mi accentro. Ho fatto anche il trequartista e non è un problema se devo abbassarmi per ricevere palla».

Domenica affronterete il Perugia, squadra ultima in classifica, con l’obiettivo di ritornare al successo. Che match sarà?

«Questo campionato ci ha già insegnato che non bisogna sottovalutare nessuno. Anche se loro sono ultimi, sappiamo che ci saranno delle difficoltà. Quando ci sarà da soffrire dovremo essere umili, ma quando avremo le nostre occasioni dobbiamo essere pronti a concretizzarle».

Anche a Perugia una buona parte dello stadio sarà rossoblù.

«Il Genoa e i tifosi sono un’unica cosa. Ci sostengono sempre e anche dopo la sconfitta di Reggio Calabria hanno avuto per noi parole di conforto. Noi dobbiamo continuare a lavorare per farli venire allo stadio e regalare loro più vittorie possibile».

FONTE: Il Secolo XIX