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Veretout: “Contento di Fonseca, spero di vincere con la Roma”

Passato, presente e futuro. Jordan Veretout racconta ai canali social del club gli anni in Italia prima di approdare alla Roma, la sua prima stagione in giallorosso e gli obiettivi che vuole raggiungere con Fonseca. Il centrocampista, fermo dentro casa per l’emergenza Coronavirus ha descritto anche le sue giornate in famiglia e il programma di allenamento che sta seguendo per rimanere in forma, aspettando la ripresa del campionato.

Chi era Jordan da bambino?
“Ero un bambino tranquillo, mi piaceva tanto il calcio, ci giocavo anche da solo a casa. I miei genitori mi hanno regalato una palla appena ho iniziato a camminare, me l’hanno messa subito tra i piedi e io ho iniziato a calciarla. Ci giocavo in camera, in salone e mi capitava di rompere delle cose. Abitavo in un paese piccolo in cui ci conoscevamo tutti e nel pomeriggio giocavo insieme ai miei amici e tornavo a casa sempre sporco. Da piccolo mi piaceva solo il calcio, poi con il tempo ho iniziato a seguire anche altri sport come tennis, basket, pallamano”.

A che età ha iniziato ad andare a scuola calcio?
“Ho iniziato a cinque anni, con la squadra di Ancenis, dove sono nato. A 10 anni sono andato al Nantes. Ancenis si trova praticamente a metà strada tra Nantes e Angers dove ci sono due squadre di alto livello. I miei mi hanno chiesto dove preferissi andare a giocare e ho scelto il Nantes che era la squadra per cui tifavo, avevo la stanza piena di poster. Già seguivo la League 1, il sabato sera guardavo le partite. Quelle della domenica sera invece non potevo vederle perché il lunedì mattina dovevo andare a scuola. Del Nantes ricordo bene il campionato vinto nel 2001, avevo otto anni ed ero allo stadio nella partita decisiva contro il Saint-Etienne. È stata una bella festa”.

A che età ha esordito col Nantes in prima squadra?
“A 18 anni, in League 2. L’allenatore era Landry Chauvin, uno che puntava molto i giovani e sulla loro crescita. Mi ha aiutato tanto, mi faceva giocare anche quando probabilmente non lo meritavo, aveva grande fiducia in me. Un altro allenatore che è stato molto importante per la mia crescita è stato Michel Der Zakarian. Lui aveva un approccio diverso, si concentrava molto sulla fase difensiva. Prima di lavorare con lui io pensavo solo a giocare verso la metà campo avversaria, ma il calcio e in particolare il ruolo di centrocampista è anche copertura. Nei tre anni con lui sono diventato più completo. Sotto la sua guida siamo risaliti in Ligue 1”.

È rimasto molto legato a tutti suoi allenatori vero?
“Sì, tutti mi hanno aiutato, da Ziani che mi ha fatto crescere per arrivare in prima squadra, fino a Remi Gard nell’anno all’Aston Villa e poi Cristophe Galtier quando sono andato al Saint-Etienne. Galtier in particolare era molto bravo a parlare alla squadra e a gestire un gruppo. Devo ringraziare tanto anche Stefano Pioli che ha capito subito il mio modo di giocare, così come io ho capito come lui voleva che giocasse la squadra. Mi ha anche aiutato a capire la cultura italiana e le differenze rispetto a quella francese”.

Quasi tutti i grandi calciatori francesi finiscono a giocare nei campionati esteri: per un giovane, come è vissuta questa prospettiva?
“Squadre forti a cui puntare ci sono anche in Francia, io personalmente sono andato all’estero anche per conoscere altre culture. Credo che non si debba andare via da troppo giovani, ma quando si è pronti secondo me bisogna partire per maturare ancora di più e velocemente”.

Che ricordo ha della vittoria nel Mondiale Under 20?
“Il 2013 è stato bellissimo per me, perché con il Nantes siamo saliti in League 1 e poi è arrivata la Coppa del Mondo under 20 in Turchia. Avevamo una squadra fortissima, ci eravamo fissati l’obiettivo di vincere e lo abbiamo fatto. C’erano giocatori come Paul Pogba, Geoffrey Kondogbia, Alphonse Areola, Kurt Zouma, Samuel Umtiti, Lucas Digne, Florian Thauvin… Abbiamo vinto sul campo ma anche fuori. Siamo stati insieme quasi due mesi ed eravamo molto uniti, questa è stata questa la nostra forza oltre alla consapevolezza del nostro livello”.

L’anno in Premiere League invece non è stato positivo a livello di squadra. A livello personale com’è stato?
“Per l’Aston Villa è stato un anno negativo, terminato con la retrocessione, ma per me stata comunque un’esperienza positiva.  Ho giocato, ho scoperto un altro Paese, un altro campionato, un’altra cultura. C’erano anche aspetti negativi però. Quando ero a Nantes avevo tutta la famiglia con me, in Inghilterra mi sono ritrovato solo con mia moglie e nostra figlia di 15 giorni. In quella situazione o maturi velocemente o rischi di perderti. Poi abbiamo perso tante partite e rientrare a casa ogni volta dopo una sconfitta era pesante. In più a Birmingham il tempo era quasi sempre brutto, mia moglie non si trovava benissimo quindi al termine della stagione ho preferito tornare in Francia, al Saint-Etienne. Lì sono stato bene per un anno, ma avevo di nuovo voglia di un’esperienza all’estero, cercando di evitare qualche errore commesso in quella precedente. La Fiorentina mi ha cercato e ho pensato che Firenze fosse una buona occasione. E lo è stata, visto che mi trovo molto bene in Italia”.

Quest’estate è arrivato alla Roma. Come si trova con mister Fonseca?
“Mi trovo molto bene, quando per la prima volta mi ha chiamato mi ha convinto del fatto che mi volesse e sono contento di essere venuto a Roma, in una grande squadra, con grandi tifosi e un grande allenatore come lui che mi ha già aiutato e potrà solo farmi crescere di più”.

La sua prima giocata che è rimasta impressa ai tifosi giallorossi è l’azione che ha portato al gol vittoria di Dzeko a Bologna…
“Sì quella di Bologna è stata una bella azione, ma non è stata l’azione di Veretout, è tutta la squadra che ha fatto l’azione”.

Poi contro il Napoli è arrivato il suo primo in gol all’Olimpico, dal dischetto. Cosa ha provato in quei momenti?
“È stata un’emozione molto forte, fare un gol allo Stadio Olimpico davanti ai tifosi della Roma è bellissimo, poi contro una grande squadra lo è ancora di più. Ricordo che quando Edin mi ha dato il pallone per calciare il rigore, ho guardato subito Kolarov perché il rigorista era lui. Ne aveva sbagliato uno nel primo tempo e mi ha detto ‘Vai Jordan!’. Prima di calciare mi sono passate mille cose per la testa ma alla fine è andata bene”.