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Veretout: “Ogni calciatore è ambizioso, credo di avere i mezzi per giocare la Champions. Ora penso a Firenze”

«IL FATTO è che sono timido», dice Jordan Veretout, che in campo sembra un grizzly. «Quando c’ è il pallone mi trasformo, non voglio perdere, divento un’ altra persona e salta fuori l’ altro lato di me».

Come sarebbe andata se ci fosse stato lui, nel centrocampo viola semitrasparente a Cagliari? Meglio di sicuro – e non bisogna essere geni per capirlo – ma Veretout trasferisce quello che pensa in un concetto più generale: «Quella in Sardegna è stata una brutta battuta d’ arresto, non ce l’ aspettavamo perché in settimana avevamo lavorato bene. Ora dobbiamo lavorare ancora di più, fino a che la matematica ci darà una speranza cercheremo di raggiungere i nostri obiettivi».

La Fiorentina si è complicata la vita nella fase decisiva della stagione ma – a proposito di vita – quale pensa Veretout che possa essere la sua in un futuro abbastanza prossimo? Il centrocampista francese si racconta a «La Nazione», in quasi due anni il suo valore è schizzato verso l’ alto e molti club hanno messo gli occhi su di lui. In Italia si sono mossi Napoli e Milan, all’ estero chissà, comunque gente che paga bene. Cosa dice Veretout? «Dico che sono concentrato sul presente». Sembra un comodo sistema per non rispondere. «Allora aggiungo che chiunque faccia il calciatore ha in mente di giocare partite importanti. Il mio sogno è partecipare alla Champions, credo di averne le possibilità, con questo non voglio passare per presuntoso, ma ho appena compiuto 26 anni e penso che a questa età si debba pensare in modo positivo e in prospettiva a un salto di qualità».

Ovvio domandarle con quale squadre pensa di poter partecipare alla Champions. «Io parlavo in generale, è una mia aspirazione. Come anche una mia speranza è quella di vincere un campionato. Ora sono concentrato al massimo sulla Fiorentina, il finale di stagione è importantissimo per noi, come ho detto prima anche se siamo un po’ indietro e dobbiamo recuperare. Giocando bene e mettendomi in mostra avrò anche la possibilità di andare in Nazionale».

Per essere un timido è parecchio ottimista. «Fuori dal campo sono un tipo riservato, il pallone mi fa diventare un altro Jordan. Si tratta del mio mestiere… Lo dico anche a mia moglie, quando in Tv a casa guardo ogni tipo di partita. Lei non vorrebbe, io le dico che mi serve per documentarmi. La scusa funziona, o almeno lei finge di crederci».

A Firenze vive accanto al Ponte Vecchio: difficile trovare qualcosa di meglio. «Vero, qui sto benissimo, la mia famiglia anche. Quando ero a Birmingham era un problema per il clima, tempo brutto e poche ore di luce… Con l’ Aston poi siamo anche retrocessi, tornavo a casa davvero con la testa bassa. Qui invece la mia famiglia è felice, per un calciatore è importante».

Anche il ruolo è importante. Lei quest’ anno ha cambiato posizione. «Vero, ho avuto la possibiità di giocare davanti alla difesa e poi mezz’ ala, alternandomi con Edimilson. E’ stato un modo per maturare, ringrazio Pioli. Mi piacciono entrambe le fasi, spero che la Nazionale mi tenga in considerazione»

E’ passato quasi un anno, ma cosa successe a Firenze contro il Cagliari? «Eravamo nervosi, per noi quella partita valeva tanto e invece si mise male… Mi comportai male con Joao Pedro, gli ho chiesto scusa quando il Cagliari è venuto a giocare a Firenze. Tutto risolto. Anche se in campo, come ho detto, mi trasformo».