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Veretout: “Viola da Europa”

Parla quasi sottovoce, perché le parole più importanti, dice, sono quelle che escono dal campo, lì dove Jordan Veretout ha saputo cucirsi addosso l’abito del metronomo, molto diverso dal suo predecessore, Badelj, ma altrettanto efficace. E’ lui a lanciare il guanto di sfida, «perché i tempi per il primo successo in trasferta, contro una big, sono pronti». Mette tutti in guardia, «già che i rossoneri, dopo l’eliminazione in Europa League, saranno concentrati solo sul campionato per tentare di restare in scia a chi corre per un piazzamento in Champions», ma col suo sguardo glaciale fissa il traguardo, l’Europa. Ci concede scatti fotografici al biliardino, ovviamente viola, davanti alla gigantografia che celebra il ritorno della Fiorentina nel paradiso della Serie A e pure sotto l’albero di Natale del centro sportivo. Ma la sua testa è già a San Siro, per confezionare il regalo più bello: i tre punti. Alla Scala del calcio, giusto per cominciare «a costruire quello che vorremmo fosse il finale perfetto della stagione».
Jordan Veretout, la Fiorentina è davvero rinata dopo la vittoria contro l’Empoli?
«Si, era importante tornare a vincere, specie dopo tante partite in cui non riuscivamo a fare risultato. E’ stato fondamentale per noi, la squadra, ma anche per tutto l’ambiente».

E il primo successo in trasferta è… nell’aria?
«Sì, vogliamo vincere contro una grande squadra, in lotta per un posto in Europa e, soprattuto, siamo consapevoli di voler centrare il primo successo della stagione in trasferta. E’ un passo fondamentale per la nostra maturazione e siamo pronti a dare battaglia».

Perché fin qui in trasferta non è mai arrivata la vittoria?
«L’abbiamo sfiorata tante volte, salvo poi essere rimontati a pochi minuti dalla fine. E’ anche per questo che abbiamo una gran voglia di rivincita. Crediamo che sia arrivata l’ora: l’importante è continuare a giocare come abbiamo dimostrato nell’ultima partita, senza mai perdere di vista l’obiettivo. Siamo riusciti anche a ribaltare l’ultimo risultato: dovremo costruire i presupposti di una partita perfetta, con la serenità di chi sa che niente è impossibile».

Che centrocampista è Norgaard?
«E’ un centrocampista che gioca in maniera semplice ma efficace, che aiuta con i suoi movimenti chi sta in posizione più avanzata. Ha grande qualità che, come ha dimostrato, sa mettere a disposizione della squadra».

E Dabo?
«Brayan è abituato a giocare tra le linee, è uno che ci mette l’anima e si è visto anche nell’ultima gara».

Che cosa significa per lei essere al centro della manovra viola?
«E’ molto importante, significa essere un po’ il punto di riferimento. Smisto palloni, faccio da diga nei confronti degli avversari: mi piace molto questa nuova veste che mi ha disegnato Pioli. La nostra manovra presuppone il coinvolgimento di tutti, a partire dal portiere, ed io sono quello che deve trovare la soluzione migliore per mettere in movimento i compagni. Quello che conta, però, è sempre il bene della squadra: c’era bisogno di me in quella zona del campo ed io sono stato ben felice di mettermi a disposizione. Lo considero un arricchimento personale».

Da ragazzino a chi si ispirava?
«Ho sempre cercato di prendere il meglio da tutti i giocatori che si muovono in mezzo al campo. Mi è sempre piaciuto spingermi anche in avanti, un po’ come accaduto la passata stagione, quando avevo maggiore licenza di andare a cercare il gol. Da qualche tempo a questa parte osservo… molto da vicino N’Golo Kanté, passato nel Leicester e ora centrocampista del Chelsea che si è laureato campione del mondo con la mia Francia».

A proposito, Deschamps le ha mai… anche solo telefonato?
«No, ma è normale. Ci sono tanti giocatori di altissimo livello a centrocampo, non è facile spuntarla. Ma questo dico subito che per me è uno stimolo in più: fare bene con la Fiorentina, trascinarla il più in alto possibile ed essere il più poliedrico nella mia posizione sono tutti ingredienti che potranno aiutarmi a coronare il sogno di una convocazione in Nazionale».

Il rigorista con la Fiorentina è ancora lei.
«Sì, è il mio modo per essere d’aiuto alla squadra. Sono cinico quanto serve per andare sul dischetto: lì conta la precisione, è evidente, ma soprattutto la calma interiore. E’ questione di responsabilità, che implica un lavoro continuo da parte mia, ma l’idea di poter maturare anche da questo punto di vista mi intriga tantissimo».

La passata stagione lei è andato in doppia cifra di marcature, tra campionato e Coppa Italia: ha pensato ad un… numero da raggiungere quest’anno?
«Sinceramente no, anche perché con la posizione che copro è più complicato segnare. Conta molto di più quello che posso fare per la squadra: lavoro ogni giorno per trovare la soluzione a cui nessuno degli avversari ha pensato per cercare di sorprenderli. Il giusto compromesso sarebbe quello di segnare il numero di gol necessari per qualificarci in Europa».

Che Milan si aspetta? 

«Sicuramente una squadra he ha gran voglia di fare bene, di tornare a fare punti, specie davanti al proprio pubblico. Puntano a restare in corsa per un posto in Champions. Io non credo alle favole delle squadre in crisi: nemmeno noi lo siamo stati, nonostante le difficoltà. Certo, adesso, dopo il ritorno alla vittoria c’è più serenità e questa potrà essere un alleato straordinario da sfruttare, specie contro un avversario che là davanti può contare su elementi che la porta la vedono molto bene, da Cutrone a Higuain. Ma di fronte ci saremo noi».

Dunque, una Fiorentina ancora più agguerrita?
«Agguerrita per rispetto nei confronti della nostra gente, dei tifosi che ci sostengono sempre e incondizionatamente. E, ripeto, una Fiorentina, che vuole tornare a vincere in trasferta».

Milan fuori dall’Europa League dopo la riammissione da parte del Tas di Losanna: i conti è adesso che tornano?
«No, noi non siamo abituati a guardare al passato. Quella del Tas è una decisione vecchia, noi vogliamo conquistare l’accesso alla prossima Europa League. Quanto all’eliminazione del Milan, è sempre il campo a parlare. Le gare internazionali non sono mai semplici a prescindere dall’avversario. Anzi, proprio per questo, adesso i rossoneri saranno ancora più concentrati sul campionato: non potremo permetterci nemmeno un secondo di distrazione».
Atalanta (sesta), Roma (7), Sassuolo (8), Sampdoria (9), Fiorentina (10): chi il favorito nella lotta per un posto in Europa League?
«In questo momento non ci sono favoriti: la classifica è molto corta. Tocca a noi costruire il finale perfetto per questa stagione».

La Juventus ha già vinto lo scudetto?
«Diciamo che è un passo avanti, lo ha più che ipotecato… ma quello che inseguono non staranno a guardare. Quindi nemmeno i bianconeri potranno dormire sonni tranquilli».

E in Champions?
«E’ il vero grande obiettivo dei bianconeri, ma già dalla prossima gara, contro l’Atletico Madrid lo scoglio sarà di quelli importanti. Le squadre favorite restano sempre le solite: Psg, Real Madrid, Barcellona e lo stesso Atletico di papà Simeone».

A gennaio entra in campo anche la Coppa Italia: ci sarà il Torino che vi ha creato non pochi problemi. Sono maturi i tempi per pensare di arrivare in Europa League sollevando un trofeo?
«Noi siamo pronti a dare il massimo, intanto per battere il Torino e proseguire nella manifestazione. Vincerla sarebbe un sogno, ma dobbiamo ragionare una partita alla volta».

FONTE – Corriere dello Sport