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Nicolò Casale: “Vi racconto la mia gavetta e i miei sogni. E l’Hellas mi fa venire i brividi”

Verona, Perugia, Prato, Sudtiro, Venezia, Empoli, Verona. Nicolò Casale da Negrar, e l’Hellas nel cuore, è l’esempio più alto e concreto di parole semplici ma che dovranno stare alla base e alle fondamenta del movimento calcistico italiano che verrà. Coraggio. Fiducia. Talento. Il coraggio di puntare sui ragazzi dei settori giovanili. La fiducia, la volontà di non perderli di vista ma di concedergli spazio e occasioni. E lo sguardo giusto per i talenti giusti, magari formati in casa, perché Casale, che si racconta in esclusiva per Tuttomercatoweb.com, è un figlio della sua squadra del cuore. L’Hellas.

Partiamo da quello che è il momento del calcio italiano. Si parla di giovani, di gavetta, di settori giovanili, di Serie C. E poi…?
“Se ne parla molto, la mia breve storia però è questa: sono partito dalla B a Perugia, sei mesi che mi sono serviti molto anche se mi sono reso conto che non mi sentivo ancora pronto per la categoria. A gennaio sono sceso in Lega Pro, ho fatto sei mesi di prestito, a fine stagione ho deciso di fare un’altra stagione al Sudtirol dove è stata una grande annata. E’ una società importante e sta crescendo, poi c’è stato il salto in B con Dionisi a Venezia che mi ha aiutato molto nel mio percorso di crescita. Da lì ho fatto la scelta di andare a Empoli con lui che mi ha richiesto: rientravo a Verona dal prestito ma sentivo di aver bisogno di giocare per fare esperienza, sono stato in B vincendo il campionato e lì è stato il grande passo per giocarmi le mie carte a Verona”.
E’ una lezione per chi vuole bruciare le tappe
“Dipende dalla personalità di un giocatore”.
Ha avuto pazienza o paura?
“Pazienza. Mi confrontavo con gente d’esperienza, quando mi sentivo immaturo e non mi rendevo conto subito di cosa potessi fare e dare. Ho fatto questa scelta, sono maturato e sono convinto che sia stata quella migliore”.
Si ritiene bravo o fortunato per questo percorso, visto il basso numero di giocatori italiani a cui viene data la chance?
“Il problema secondo me è questo: talenti ci sono in Italia, senza dubbio, ma devono avere la possibilità di giocare e sbagliare, per crescere e dimostrare di poter stare nei grandi club”.
Eppure coi ragazzi giovani e italiani lavorano in pochi
“I dati dimostrano che il Verona negli ultimi anni ha sfornato giovani talenti, è una delle migliori sotto questo aspetto”.
Dopo esser usciti contro la Macedonia dal Mondiale. Si vede nel nuovo ciclo azzurro di Mancini?
“Sicuramente ci sarà un cambiamento anche in Nazionale. Lo hanno dimostrato i ragazzi anche contro la Turchia in amichevole. Ha provato i giovani e hanno dimostrato di poterci stare: ci ho giocato in Under 21. So bene quanto possano dare, l’uscita dal Mondiale può dare una scossa importante”.
Da braccetto di sinistra ricorda molto Bastoni dell’Inter come calciatore
“E’ il primo anno che gioco lì, con Dionisi il modo era totalmente diverso di giocare. In questa stagione mi ha completato come modo: il paragone con Bastoni come modo… E’ simile: lui ha molta qualità, è mancino però. Gioca a sinistra e vede molte più giocate, io sono destro e sono forse più limitato ma il paragone ci può stare”.
Com’è giocare con Tudor, rispetto a giocare con Dionisi?
“Sono modi di giocare straordinari. Con Dionisi è più statico in difesa, i giocatori devono impostare. In quei due anni credo di aver fatto pochissimi lanci lunghi… Con Tudor è diverso, verticalizzo subito, andiamo anche avanti. Ci sono molte idee ma ci lascia libertà: posso andare in sovrapposizione da quinto esterno, è comunque più dispendioso. Sei sempre uomo contro uomo, mi è capitato di seguire un attaccante che andava dall’altra parte del campo. E’ un modo diverso…”.
E’ un modo coraggioso e spregiudicato. Non si deve mai aver paura di difendere
“Ti fa crescere ancora, ti trovi a giocare contro i migliori della Serie A in uno contro uno a tutto campo. Con Dionisi è sempre difficile ma hai il mediano vicino, il centrale che raddoppia. Quest’anno è difficile ma ti completa”.
A proposito di uno contro uno: chi è il più difficile da marcare?
“Rafael Leao del Milan. Ha fisico ma ha un’esplosività nei primi metri che fa paura, mi ha impressionato a San Siro, più di ogni altro”.
Da veronese a Verona, con questa responsabilità, quanto è difficile?
“Sicuramente è una grande responsabilità, lo sento ogni partita. Ho fatto tanti anni di settore giovanile, sono in prima squadra da tifoso. Era un sogno, andavo a tifare Verona prima di arrivare a questi livelli. Trovarmi in campo in pochi anni dagli spalti… E’ una responsabilità e un’emozione. Ho tanti amici e parenti che mi sono vicini, la sento ed è un’emozione indescrivibile: devo dare sempre di più degli altri, se gli altri danno il 100% io devo dare il 120%”.
Non dev’essere neanche facile, magari, con paura di non esser profeta in patria
“Quando mi sono affacciato in Serie A mi sentivo ancor più responsabile…”
Li sente i cori nella testa?
“In campo li senti. Quando entro in campo e sento il coro… Mi vengono i brividi”.
Ti aspetti di essere qui a lungo o può essere la tua estate?
“Essere accostato a grandi squadre fa piacere. Però io ho l’obiettivo di finir bene qui, ho rinnovato fino al 2026 ed è un grande traguardo. Sono cresciuto qua, giocare per la squadra della mia città è un grande traguardo. Voglio finire al meglio la stagione e poi si vedrà: le cose vengono anche col gioco della squadra. Meglio va, più valorizzi i giocatori e poi ci sono tante cose che possono succedere da qui a giugno. Finisco bene questa stagione e poi ci penseremo”.
Questo ruolo può essere quello della sua vita, dovunque sarà?
“Avendo giocato in tutti i modi da difensore, sono pronto a tutto. Sono cresciuto a quattro, con Zanetti al Sudtirol giocavo da centrale nei tre. Poi a quattro con Dionisi, ho giocato con tutti i moduli: mi ha completato questa stagione, sono pronto a qualsiasi cosa”.
Ha un modello?
“Negli anni scorsi sono sempre stato affascinato da Bonucci. Per come impostava, soprattutto, da grande difensore. Adesso, in questa stagione, sono rimasto sorpreso da Skriniar: giocando a tre, come noi, è uno dei centrali più forti in Italia. Fisicamente, tecnicamente, lo seguo molto”.
Che prospettive avete come Verona?
“L’obiettivo era la salvezza, era raggiunta ed è un grande traguardo. Il bello adesso è che siamo spensierati, siamo predisposti a far meglio e non c’è paura di rilassarci: per come ci siamo allenati la scorsa settimana con Tudor sembrava di essere in ritiro…. Essendo spensierati, ripeto, possiamo far bene”.
Ora per voi c’è il Genoa, lunedì. Con Blessin è tutt’altra squadra
“Sono rimasto sorpreso, da come è riuscito a cambiar la squadra”.
Come Tudor con voi
“E’ la bravura del tecnico, se capisci le caratteristiche dei giocatori e le riporti in campo, i risultati arrivano. Sarà una bella partita”.
Chi vince lo Scudetto?
“Come rosa penso l’Inter, anche se è molto equilibrato. Il Milan è una grande squadra ma l’Inter ha qualcosa in più, anche se non vuol dir nulla: bastano due-tre gare che ti gira male e ti perdi”.

FONTE: Tuttomercatoweb